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Come rovinarsi la vita forzando il proprio partner a cambiare

Gli atteggiamenti e i comportamenti che distruggono la bellezza della vita di coppia.

Come rovinarsi la vita forzando il proprio partner a cambiare
Durante le sedute di psicoterapia di coppia, talvolta mi piace dire che “i rapporti di coppia non sono gratis”. Con ciò intendo dire che, per far funzionare un rapporto di coppia, bisogna impegnarsi e investire le proprie energie nella relazione e non aspettarsi che i problemi si risolvano da sé (o che debba fare tutto il partner).
 
Nella storia di una relazione di coppia, tuttavia, non è sempre così. All’inizio della relazione, durante la fase dell’innamoramento, è normale pensare che, per mantenere vivo e positivo il rapporto di coppia, sia unicamente necessario stare insieme, senza doversi impegnare, senza doversi sforzare di capire il punto di vista dell’altro, senza doversi dedicare all’arte dell’integrazione degli opposti.
 
Quando si è innamorati si è convinti (giustamente) che l'unica cosa che ci sia da fare sia godere della relazione, senza che sia necessario fare nulla che richieda impegno o, Dio ce ne scampi, sacrificio. Ma la fase dell’Idillio, come bene sa chi vi sia passato almeno una volta, presto o tardi ha una fine e, da quel momento in poi, la coppia comincia a non essere più naturalmente armoniosa. Finito l’idillio romantico, cominciano i conflitti che, progressivamente, si fanno più “vivaci” (sì, sto usando un eufemismo).
 
 
L’inizio dell’impegno
Quando la fase dell’Idillio ha fine, ha inizio la fase delle Lotte di potere, durante la quale i partner cercano strenuamente di cambiare l’altro (tutt’altra cosa sarebbe invece proporre dei cambiamenti). I partner forzano il cambiamento dell’altro (o almeno ci provano) cercando di assumere un potere sull’altro, un ruolo dominante.
 
Le Lotte di potere, connotate da dispute, litigi e battibecchi, portano via energia e non lasciano vincitori sul campo. In tal modo la coppia diviene sempre meno un luogo di piacevolezza e sempre più un luogo di insoddisfazione.
 
A questo punto i partner possono prendere tre strade diverse:
 
  1. I partner decidono di lasciarsi e, se non hanno compreso profondamente i motivi della crisi, probabilmente finiranno per trovarsi in una nuova coppia che presenterà le stesse difficoltà della precedente.
     
  2. I partner si rendono conto del guaio dove sono finiti e decidono di fare qualcosa di diverso: prendono la decisione consapevole di investire le proprie energie nella coppia per affrontare costruttivamente e rispettosamente gli inevitabili conflitti. Questo impegno, se portato avanti nella giusta direzione e per il tempo necessario, porterà la coppia a raggiungere la successiva fase evolutiva della Stabilità, in cui i partner godranno nuovamente della vita di coppia, con la differenza che in questa fase il benessere è guadagnato, non viene da sé senza impegno come durante la fase dell’Idillio.
     
  3. I partner non decidono nulla e continuano per la strada delle Lotte di potere. In questo modo le Lotte di potere possono durare anche tutta la vita.
 
In un mio precedente articolo, ho descritto alcune modalità e atteggiamenti utili per ritrovare l’accordo di coppia quando questa è in crisi ossia, in altre parole, per intraprendere la strada dell’impegno verso la Stabilità di coppia.
 
In questo articolo vorrei proporre, invece, a chi non abbia ancora ben scelto se porre fine alla coppia o se impegnarsi costruttivamente per la coppia, e continua a comportarsi “spontaneamente” tirando fuori il meglio e il peggio di sé a seconda dei movimenti della luna, alcune sicure strategie per mantenersi in modo indefinito nella fase delle Lotte di potere e ottenere che la propria relazione diventi una reale esperienza di sofferenza. Ovviamente sono provocatorio (ma è sempre meglio avvertire …).
 
 
Mettere altra carne sul fuoco
La prima strategia che propongo fa leva sull’universale tendenza umana a risparmiare le proprie energie.

Durante una discussione col proprio partner talvolta si è sollecitati emotivamente e, in una situazione del genere, rimanere focalizzati sul tema della discussione richiede energia.

Durante i conflitti di coppia tipicamente si attivano emozioni molto intense: la paura del rifiuto o dell’abbandono, la rabbia per il fatto di sentirsi trascurati o sfruttati, la tristezza di sentirsi soli, il senso di impotenza, e così via. Nel calderone emotivo che si attiva durante un conflitto, se si vuole essere sicuri che la discussione non porti ad alcuno sbocco positivo, occorre continuare ad aggiungere nuovi argomenti.
 
Non è difficile. Mentre si parla di un problema specifico, bisogna semplicemente portare nel discorso nuovi temi, anche se non sono pertinenti con quello che si sta dicendo. Un argomento di mille anni fa, un problema che si riteneva chiuso, nuove questioni nate dal nulla. I nuovi temi si aggiungeranno disordinatamente al discorso, col sicuro effetto di confondere il ragionamento e di rendere difficile seguire un filo logico.
 
Se sceglierete di usare questa tecnica, non resterete mai a secco di argomenti confusivi perché, una volta attivato il “cervello emotivo”, allorché si comincia ad attingere dal conto del “deposito risentimenti”, si godrà naturalmente di un flusso di eventi non chiariti, di problemi non risolti in passato, di questioni che suscitano risentimento. Portarli nella discussione tutti insieme produrrà il sicuro effetto di rendere impossibile il pensiero Adulto costruttivo. Missione compiuta!    
 
 
Non ascoltare
Ascoltare è difficile. Ascoltare implica un dispendio energetico. Di conseguenza, non ascoltare il proprio partner è qualcosa di facile da attuare.
 
E’ sufficiente assecondare la propria connaturata tendenza alla pigrizia e, mentre l’altro parla, pensare attivamente alla propria risposta. Bisogna ascoltare solo dei brandelli di frase, solo qualche parola e solo per preparare le parole che si vogliono pronunciare a propria volta. Così facendo non si ascolta veramente il proprio partner, non si cerca di comprenderne il punto di vista e le emozioni.
 
Ciò che conta è mettere insieme alla meglio una risposta e prendere violentemente la parola.
 
A questo scopo, funziona bene citare qualche parola presa qui e là da quello che ha detto l'altro (anche solo le ultime due o tre parole articolate vanno bene) al fine di entrare vigorosamente nel flusso del discorso. Ad esempio: “A proposito di … anche tu ti sei comportato malissimo etc.”. Al posto dei puntini inserire la parola carpita. Non è importante ciò che si dice, quanto piuttosto prendere spazio nel discorso.
 
 
Viva l’impulsività
Se proprio non si è potuto fare a meno di ascoltare quello che il partner ha detto, occorre evitare di rallentare e di fermarsi a riflettere.
 
Essere impulsivi è la parola d’ordine, altrimenti l'altro pronuncerà più parole di noi. E Dio non voglia che abbia l'ultima parola! Quindi, non bisogna assolutamente rallentare il ritmo del discorso. Né, tanto meno, cercare di comprendere il punto di vista dell’altro. Il segreto è non rallentare, non darsi spazi per pensare ma cercare di parlare il più possibile. Vietate le pause.
 
 
Negare sempre
Se il partner si sta lamentando di un vostro comportamento occorre evitare, come detto in precedenza, di cercare di capire il suo punto di vista. A questo scopo, una strategia molto utile è quella di mettersi sulla difensiva e di contestare ad oltranza la fondatezza delle affermazioni dell’altro, non importa ciò che dice.
 
Se il partner si sta lamentando di un vostro comportamento, negare la propria responsabilità a oltranza avrà il sicuro effetto di far sentire il vostro partner non ascoltato, solo e non capito. Risultato raggiunto!
 
 
Non rispondere
Il partner vi sta parlando e facendo una domanda costruttiva? Un modo elementare e molto efficace di distruggere ogni possibilità di comunicare produttivamente è, semplicemente, non rispondere.
 
Esistono diversi modi di non rispondere ed occorre saper scegliere tra le seguenti modalità quella più opportuna alla circostanza:

  1. Rimanere in silenzio. Per attuare questa strategia è sufficiente non aprire bocca. Come si vede, è una tecnica elementare alla portata di tutti, che può essere potenziata abbinando al silenzio un comportamento scollegato da quello che si sta dicendo. Ad esempio: passare la scopa, lavare i piatti, leggere i messaggi sul proprio cellulare, sfogliare il giornale. Queste azioni distraenti comunicheranno un atteggiamento di indifferenza rispetto al partner che, probabilmente, percepirà la propria presenza come irrilevante.
     
  2. Cambiare oggetto del discorso. Il partner fa una domanda e, invece di fornire una risposta, si dice qualcosa di assolutamente non pertinente. Ad esempio, domanda: “Mi accompagni dal dottore martedì?”, risposta: “Hai visto che il governo ha emanato un nuovo decreto?”.
     
  3. Risposte tangenziali. Il partner fa una domanda. La risposta riguarda l'oggetto della domanda tuttavia si orienta su aspetti diversi rispetto all'oggetto della domanda. Ad esempio, alla domanda: “Cosa provi quando la sera faccio tardi?”, si può rispondere in modo tangenziale: “Penso che sia un atto indelicato ...”. In questo modo, sembra che si stia rispondendo, ma in realtà si sta seguendo una propria “tangente”, una propria linea di pensiero e, di fatto, non si sta rispondendo alla domanda originale. Incrociamo le dita e speriamo che il partner non se ne accorga, altrimenti potrebbe dire qualcosa come: “Ti avevo chiesto cosa provi, non cosa pensi”.
     
  4. Risposte bloccanti. Il partner fa una domanda alla quale si risponde con un'altra domanda che mette in discussione la domanda originale e che permette di evitare l'argomento. Una risposta bloccante alla domanda: “Mi ami?”, potrebbe essere: “Ma che cosa è l'amore?”. Et voilà, l'attenzione è stata spostata su un aspetto diverso rispetto all'argomento richiesto: la confusione è servita!
 
Focalizzarsi esclusivamente su di sé
I propri bisogni prima di tutto. Anzi, meglio ancora: occorre considerare i propri bisogni come se fossero gli unici in gioco.
 
Fintanto che si riuscirà ad assumere questo atteggiamento “ego-centrico”, il proprio punto di vista sarà sempre l'unico degno di essere preso in considerazione. Se l’altro insisterà per farsi ascoltare, non bisognerà assolutamente cedere alla tentazione di cercare di capirlo davvero, di cogliere le sue emozioni e i suoi bisogni.
 
Una buona strategia per rimanere trincerati su di sé è quella di ricordarsi in continuazione dei propri diritti violati. In questo modo si alimenterà la propria posizione di Vittima e si riuscirà a focalizzarsi sull’altro unicamente come fonte di ingiustizie: un Persecutore cattivo, non un essere umano diverso da sé con i propri bisogni.
 
 
Rispondere alla critica con la critica
Se si percepisce che l'altro ci sta criticando, occorre rispondere immediatamente con un contrattacco. Bando agli indugi! Ciò provocherà molto probabilmente una “escalation” di accuse e controaccuse, di emozioni sempre più intense, di argomenti via via più accesi che, come una pallina di ping-pong che rimbalza tra un partner all’altro in una partita sempre più infervorata, andranno presto o tardi fuori controllo.
 
Se si riesce a non cedere alla tentazione di interrompere il processo, si arriverà prima o poi alle grida. L’uso delle parolacce e del turpiloquio aiuterà molta ad accelerare il processo di “escalation”.
 
Se siete a corto di argomenti, potete pensare ad un errore commesso dal vostro partner (tutti ne fanno, non sarà difficile individuarne uno) e farne una critica alla sua intera persona, generalizzando l’errore comportamentale a tutta la personalità del partner.
 
Fate tesoro del fatto che le critiche rivolte all'essenza della persona sono molto più potenti delle critiche rivolte ai comportamenti della persona. Ad esempio, se il vostro partner ha lasciato i vestiti sul pavimento, non sciupate l'occasione dicendo semplicemente: “Hai lasciato i tuoi vestiti per terra!”. Potete fare di meglio, potete criticare la sua intera personalità accusandolo di essere pigro e sciatto.
 
 
Lettura della mente
Una particolare forma di critica molto potente – e molto, molto diffusa – è la “lettura della mente”. Questa modalità si attua affermando di sapere cosa il partner pensa, sente o vuole senza che l’altro ci abbia detto qualcosa al riguardo.
 
Ad esempio: “Lo so che pensi che io sia sbagliato”, “ Reagisci così perché sei invidioso”, “So già il tuo parere in proposito”, e così via, senza che ci sia stata una specifica comunicazione in tal senso. In questo modo comunichiamo al partner di essergli superiore, di saperne di più sul suo conto rispetto a quanto lui stesso ne sappia. In parole povere, lo trattiamo da stupido.
 
E' una forma di critica subdola, non tutti ne divengono consapevoli (spesso le letture della mente vengono accettate come normali modalità di comunicazione), ma di sicuro effetto distruttivo.
 
 
Causa effetto
La strategia “causa-effetto” è un altro metodo di critica molto efficace, molto diffuso, che spesso non viene colto come una forma di critica e che, per tale motivo, passa inosservato come una innocua prassi comunicativa.
 
Per attuare questa strategia, occorre attribuire all’altro la “colpa” dei propri vissuti emotivi, imputandogli di essere il responsabile/colpevole di quello che si sta provando. Ovviamente questo è assurdo, gli esseri umani adulti hanno una propria emotività indipendente che può essere gestita autonomamente dalla persona stessa in base alle proprie scelte. Di conseguenza, nessun altro può essere considerato responsabile di provocare le nostre emozioni.
 
“Tu mi hai fatto arrabbiare”, “Tu mi innervosisci”: con simili affermazioni l’altro diviene l’unico reo, colpevole di aver fatto qualcosa che ha scatenato in noi una emozione. Vedete che in questo modo non ci si assume la responsabilità delle proprie emozioni? L’altro, non solo ha commesso qualcosa di sbagliato, ma ha anche provocato in noi una emozione negativa! Diverso sarebbe stato dire: “Quando tu fai questa cosa, io mi arrabbio. In questo secondo modo non viene applicata la strategia “causa-effetto”:  io sono il responsabile delle mie emozioni e l’altro è molto meno colpevolizzato. Attenzione quindi alle sfumature!
 
 
Colpevolizzare
La critica che riguarda un comportamento del partner può essere costruttiva e aiutare a risolvere un problema concreto. Per distruggere la coppia bisognerà stare attenti a non usare questo genere di critiche utili e costruttive.
 
Per essere sicuri che la critica sia distruttiva, occorre aggiungere ad essa l'ingrediente della colpevolizzazione. A questo scopo, si cercherà di assumere una posizione di superiorità e si useranno le parole, ma anche il tono della voce, la mimica facciale e la postura del corpo, per far sentire l’altro manchevole, sbagliato, inferiore.
 
Se si riuscirà in tale scopo, si avrà in pugno il partner il quale, oppresso dal senso di colpa, potrà essere da noi dominato e spinto a comportarsi secondo i nostri desideri.
 
Poiché la colpevolizzazione è una delle armi principali e più potenti che possono essere utilizzate all’interno della guerra per il potere all’interno di una coppia, non va mai deposta. Non bisogna cedere alla tentazione di credere all'adagio che “i conflitti si fanno in due”. No! La colpa è sempre e solo dell’altro. Sua è l'esclusiva responsabilità, pardon la colpa, del problema e del conflitto. E, per essere sicuri di aver imposto la propria autorità, è di fondamentale importanza che l'altro giunga a riconoscere la propria colpa e si scusi da una posizione di sottomissione.
 
 
Pontificare
L’atteggiamento di “fare la lezione” impedisce spesso una costruttiva comunicazione all’interno della coppia perché il partner che fa da “maestrino” o da “maestrina” si mette di fatto in una posizione “up”, ossia in una posizione di dominanza dalla quale dà per scontato di saperla più lunga.
 
Se l’altro partner non si accorge di questa strategia, probabilmente avvertirà un indefinito senso di malessere che lo spingerà, a seconda del proprio stile di personalità, a opporsi aggressivamente o, al contrario, a sottomettersi (accumulando però risentimento da spendere in futuri litigi!).
 
 
Fare pressing
Per evitare che una discussione possa stimolare dei momenti di riflessione costruttiva, occorre mantenere un ritmo comunicativo il più possibile serrato. Con questo compito in mente, tornerà utile, durante un confronto col proprio partner, mettergli fretta, spingendolo a pronunciarsi e a decidere istantaneamente.
 
“Vieni al punto!”, “Taglia corto!”, “Sbrigati!”, sono degli ottimi esempi di questa strategia che, oltre ad impedire una sana riflessione, avrà anche il vantaggio di comunicare al partner dei messaggi ulteriori quali: “Non sei importante, non ho tempo per te, i tuoi bisogni non mi interessano”.
 
 
Disprezzare
Il ricercatore John Gottmann capisce in cinque minuti se una coppia ha gli strumenti per vivere una vita felice o si sta avviando verso una situazione di conflitti dolorosi e stagnanti. Gottman fa le sue previsioni osservando la quantità di interazioni negative tra i partner, ossia le mancanze di considerazione, le critiche, le strategie aggressive e quelle difensive. Le manifestazioni di disprezzo, naturalmente, sono piuttosto indicative dello stato di malattia della coppia.
 
Il disprezzo esprime una emozione di disgusto rispetto all’altro, un senso di ripugnanza e di non voler avere nulla a che fare con lui.
 
Per attuare questa strategia si potrà utilizzare largamente il linguaggio non verbale: arricciare il naso, storcere la bocca mentre si parla, saranno segnali efficaci di disprezzo, così come l’alzare gli occhi al cielo (stando ben attenti però che l’altro se ne accorga).
 
Il sarcasmo, da non confondere con l’ironia (che invece potrebbe provocare l’effetto di abbassare il livello generale di tensione e stimolare la riconciliazione), esprime disprezzo, così come gli insulti (meglio se urlati) che rappresentano forme di disprezzo esplicito.
 
 
Mistificare
Per corrompere le possibilità costruttive di un confronto, torna piuttosto utile alterare la natura dei dati di realtà allontanandosi (possibilmente in modo nascosto) da una lettura oggettiva di essi. A questo scopo, occorre evitare di attenersi ai fatti nudi e crudi, ma bisogna distorcerli usando interpretazioni, esagerazioni e insinuazioni.
 
Invece di: “Sei tornato a casa a mezzanotte”, dire: “Sei tornato a casa a notte fonda”.
Invece di: “Hai messo la mela sul tavolo”, dire: “Hai sbattuto la mela sul tavolo”.
 
Le mistificazioni provocano confusione, colpevolizzazioni e, sempre, celano una critica sotterranea.
 
 
Sempre e mai
Una particolare forma di mistificazione si ottiene rapidamente attraverso l’uso degli avverbi: “Sempre” e “Mai”. E’ possibile utilizzare anche degli equivalenti, come ad esempio: “Come al solito!”, “Ti pareva!”, “Ancora?!?”, “Ogni volta”, “Perennemente”, “Tu costantemente …”, “Tu neanche una volta …”, e così via. Insomma la variabilità è ampia, siate creativi!
 
Invece di: “Ti ho fatto una domanda e non mi hai risposto”, dire: “Tu non mi ascolti mai!”.
Invece di: “Hai finito la carta igienica e non l’hai cambiata”, dire: “Come al solito non hai cambiato la carta igienica!”.
 
“Sempre” e “Mai” sono delle paroline preziose per i nostri scopi che danno un senso di ineluttabilità alle frasi trasformando quello che potrebbe essere una piana descrizione di fatti realmente accaduti in una critica all’altro.
 
 
Proibiti i compromessi
Durante un conflitto i partner mirano a far valere i propri desideri e i propri bisogni. Ciò è naturale, altrimenti non vi sarebbe un conflitto.
 
Una strategia che aiuta a mantenere la fase delle Lotte di potere indefinitamente è quella di sostenere soluzioni che soddisfino unicamente i propri bisogni, ossia quelle soluzioni – che gli anglosassoni chiamano “win-lose” – che vedono un partner “vincente” soddisfare i propri bisogni e un partner “perdente” rimanere frustrato.
 
A questo scopo è necessario evitare di proporre mediazioni, soluzioni di compromesso “win-win” che possano far sentire entrambi i partner “vincenti”.
 
Trincerarsi su di una posizione “win-lose” stimolerà il proprio partner a fare la stessa cosa. Molto probabilmente ciò porterà, dopo un’opportuna fase di sterili discussioni, ad adottare alla fine una soluzione “lose-lose”, in cui entrambi si sentiranno “perdenti”.
 
Bene, le soluizioni “lose-lose” rappresentano un’ottima fonte di risentimento per le future crisi di coppia.
 
 
Vietato il contatto fisico
Alcuni studi, nel campo della psicologia della coppia, hanno osservato che i partner che mantengono un contatto fisico tra di loro (ad esempio, si tengono per mano) durante una discussione, riescono a risolvere il conflitto di coppia con una probabilità maggiore rispetto ai partner che discutono senza toccarsi.
 
Di conseguenza, durante le discussioni, bisogna evitare ogni contatto fisico con il partner. Per lo stesso motivo, è bene evitare, per quanto possibile, anche il contatto visivo, che può portare i partner a riconoscersi e a essere invogliati a ridurre i toni della lite. Non sia mai!
 
 
Evitare sistematicamente i conflitti
Le discussioni rappresentano la materia prima e ciò che mantiene in vita le Lotte di potere. Tuttavia, è stato anche notato che evitare costantemente di affrontare le controversie è un modo per mantenere i conflitti più vivi che mai per un tempo indefinito. Non è vero (fortunatamente) che il tempo “è galantuomo” e che cura ogni cosa: i conflitti non affrontati peseranno sempre di più sul benessere della coppia rappresentando un serbatoio di risentimento da cui poter costantemente attingere.
 
Evitare sistematicamente le discussioni, infatti, permette alle tensioni e alle emozioni negative di accumularsi non elaborate nella storia della coppia al punto che, dopo alcuni anni, la ricomposizione del conflitto originario diviene molto difficile o, addirittura, impossibile.
 
Un’ottima strategia per mantenere le Lotte di potere consiste dunque nell’evitare sistematicamente di esplicitare e di affrontare i problemi di coppia. Al contrario, è consigliabile tenere i problemi per sé, trincerandosi in un isolamento risentito.
 
 
Fare ostruzionismo
Se proprio il vostro partner si ostina ad essere costruttivo, a voler affrontare i problemi, ad avere un atteggiamento di ascolto, ad essere razionale, non vi rimane che attuare una strategia: fare ostruzionismo. La parola d’ordine in questo caso è “ignorare”. Questa micidiale strategia farà molto probabilmente sentire l’altro impotente fino all’esasperazione.
 
Mantenete il muro, non importa per quanto tempo, non importa quel che avviene. La ricerca ha mostrato che le coppie che hanno smesso di comunicare (e basta un solo partner per fare ostruzionismo e interrompere la comunicazione) sono quelle che, con maggiore probabilità, avranno una fine prematura.
 
 
Sottrarsi alla psicoterapia di coppia
Il vostro partner, non riuscendo a risolvere la crisi, potrebbe volersi avvalere di uno psicoterapeuta di coppia per dare senso e affrontare i vostri problemi. Attenzione, pericolo! Ciò deve essere evitato ad ogni costo!
 
La psicoterapia di coppia può, infatti, aiutare a rallentare il ritmo della comunicazione, può fornire uno spazio dove riflettere in modo produttivo, può favorire il contatto con i propri bisogni autentici e, infine, permettere ai partner di entrare in contatto empatico fra di loro e (non sia mai) risolvere positivamente i conflitti.
 
Per fortuna sottrarsi alla psicoterapia di coppia è facile. Vi sarà sufficiente affermare di: “non credere nella psicoterapia”. Con una simile affermazione probabilmente la passerete liscia perché vi è molta confusione e ignoranza rispetto al settore della psicoterapia: molto difficilmente vi sentirete rispondere che esistono tanti tipi diversi di psicoterapia e che sono state compiute numerose ricerche scientifiche che ne hanno verificato l’efficacia rispetto al trattamento di diversi disturbi.
 
 
Le coppie armoniche non litigano mai?
Le precedenti strategie aiuteranno le coppie che intendono rimanere nella fase delle Lotte di potere a rendere cronica la propria situazione di blocco evolutivo. In una tale condizione di stallo probabilmente le liti saranno all’ordine del giorno.
 
Se la coppia decide invece di incamminarsi verso la fase evolutiva successiva (la Stabilità), le liti si faranno via via meno frequenti allorché i partner saranno capaci di sviluppare un proprio equipaggiamento di strategie condivise utili a risolvere produttivamente i propri conflitti.
 
Ciò che contraddistingue una coppia che sta crescendo da una coppia bloccata nelle Lotte di potere è la consapevolezza dell’inevitabilità dei conflitti e l’intenzione di investire le proprie energie per risolvere tali conflitti, anche a costo di sacrificare qualcosa di sé. Questo naturalmente richiede impegno, molto impegno, tanto che, per sviluppare una condizione di Stabilità di coppia, talvolta ci possono volere molti anni. Anni durante i quali i partner imparano gradualmente ad ascoltare e ad accettare realmente l’altro e a comunicare i propri punti di vista conflittuali in modi autentici e costruttivi.
 
In questo percorso – ogni volta che i partner riescono a ritrovare l’armonia dopo un conflitto – la coppia diventa sempre più matura, il rapporto più forte e autentico.

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