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Il ciclo di vita della famiglia

La famiglia, come un organismo vivente, nasce, cresce, si evolve e muore secondo delle fasi ben precise e prevedibili.

Il ciclo di vita della famiglia
La famiglia, il gruppo di persone formato tradizionalmente da genitori, figli e talvolta altre persone, come un qualsiasi organismo vivente, percorre di norma un ciclo di vita fatto di nascita, sviluppo, riproduzione, maturità e morte.
 
La famiglia con figli (il caso statisticamente più diffuso) percorre di solito le seguenti fasi:

1. La formazione della coppia.
2. La famiglia con i bambini piccoli.
3. La famiglia con i figli adolescenti.
4. La famiglia con giovani adulti (famiglia “trampolino di lancio”).
5. La famiglia con genitori anziani.
 
Le fasi che la famiglia percorre nella propria evoluzione sono scandite da eventi specifici, quali: l’incontro dei partner e la decisione di costruire una famiglia insieme, la nascita dei figli, la pubertà dei figli, l’uscita dei figli dalla famiglia e l’ingresso dei genitori nella terza età.
 
Ogni volta che la famiglia accede ad una nuova fase, ha bisogno di ristrutturarsi perché deve affrontare una situazione nuova che mette in crisi le vecchie modalità di funzionamento. L’assetto familiare e le relazioni tra i membri della famiglia hanno bisogno di cambiare.
 
Il passaggio da una fase all’altra può essere un momento critico perché richiede ai membri della famiglia di cambiare qualcosa in se stessi e nel loro modo di relazionarsi, e non sempre le persone sono pronte o desiderose di mettere in atto i cambiamenti necessari.
 
A volte può capitare che una famiglia, che accede ad una nuova fase, non riesca a riorganizzarsi, ma cerchi piuttosto di rimanere ancorata alle vecchie modalità di funzionamento. Quando questo succede, quando una famiglia si “blocca”, insorgono inevitabilmente difficoltà, conflitti, rotture o alcuni suoi membri sviluppano disturbi psicologici.
 
Di seguito descrivo ciascuna fase indicandone i compiti e le difficoltà tipiche.  In questo modo vorrei  fornire una mappa del ciclo di vita di una famiglia e permettere, a chi ha intenzione di intraprendere questo tipo di viaggio (o a chi è già in viaggio), di possedere una mappa che consenta di orientarsi e di affrontare costruttivamente i compiti e le difficoltà di ciascuna fase.
 
 
1. La formazione della coppia
I partner si incontrano, si innamorano e poi decidono di formare una famiglia. Questo è quello che abbiamo imparato dai film, ma, nella storia dell’uomo, la coppia non si è sempre formata in seguito all’innamoramento dei partner.
 
In Occidente, prima dell’epoca moderna (diciamo prima del XV secolo), ci si sposava per lo più per creare alleanze tra i gruppi sociali, mentre nell’epoca moderna (dal XV secolo circa fino al XVIII secolo) il matrimonio assolveva ad una funzione economica: marito e moglie fondavano una sorta di azienda familiare con dei ruoli ben suddivisi e che era finalizzata a soddisfare le esigenze materiali della famiglia.
 
Può sembrare strano, ma è solo in epoca contemporanea (negli ultimi due secoli), che si è gradualmente consolidata l’idea che la coppia fosse il luogo dove soddisfare i bisogni affettivi dei partner. Solo recentemente (rispetto alla lunga storia dell’uomo) si è dunque parlato dell’amore come base e legittimazione della coppia e della famiglia.
 
Oggi – ma parlo solo per il mondo Occidentale – è convinzione generale che la coppia e la famiglia siano i luoghi di condivisione degli affetti, o almeno così dovrebbe essere ... Questa convinzione crea nei partner grandi aspettative di felicità, di amore e di condivisione. Tuttavia è poco diffusa l’idea che per creare una coppia e una famiglia armoniose occorra l’intenzione di farlo e l’impegno di affrontare i diversi problemi che sorgono durante il ciclo di vita della famiglia.
 
All’inizio del ciclo di vita della famiglia è necessario che si formi una coppia stabile. Purtroppo a volte questa fase viene saltata e spesso ciò avviene perché i partner non sanno che prima di passare alla seconda fase (nascita dei figli) è necessario che la coppia abbia superato la fase dell’innamoramento iniziale (l’Idillio) e si sia stabilizzata in un rapporto equilibrato.
 
I compiti e le difficoltà della coppia in corso di stabilizzazione sono:
  1. Costruire una identità di coppia. Al di là dell’attrazione fisica e della simpatia reciproca, i partner devono stabilire tra loro cosa caratterizza la propria coppia, qual è la visione della vita condivisa. Hanno bisogno di stabilire “cosa vogliono fare da grandi”, come vogliono spendere il loro tempo e i loro soldi, cosa vogliono costruire insieme, dove e con quali tempi. In pratica, la coppia ha bisogno di definire una propria sottocultura, con il proprio linguaggio, con i propri principi e valori.

    Difficoltà tipiche. Una difficoltà tipica consiste nel fatto che talvolta i partner non hanno una comprensione chiara della propria identità (ciò che vogliono o non vogliono individualmente, i propri progetti, etc.) e, di conseguenza, non sanno proporre all’altro partner la propria visione della vita durante il processo di costruzione della identità di coppia.
    Può accadere che uno solo dei partner sia confuso circa la propria identità. In questi casi di solito non si sviluppa una identità di coppia, ma il partner “confuso” si adegua/sottomette all’identità dell’altro partner con il pericolo che, se un giorno il partner “confuso” svilupperà la propria identità, l’equilibrio della coppia entrerà in crisi.
     
  2. Definire i ruoli all’interno della coppia: stabilire chi farà cosa e in che modo.

    Difficoltà tipiche. I ruoli possono essere definiti poco chiaramente o in modo ambiguo (preparando in questo modo la strada a conflitti futuri allorché la famiglia attraverserà momenti di difficoltà). Oppure i ruoli possono essere definiti troppo rigidamente (non tenendo conto del fatto che le persone evolvono in continuazione e possono aver bisogno di modificare gli accordi presi).
     
  3. Imparare a gestire i conflitti. La diversità di punti di vista, di bisogni e di desideri è un ingrediente normale della vita di coppia. In questa fase i partner devono imparare ad affrontare costruttivamente i conflitti, in modo da essere capaci di trovare creativamente soluzioni che soddisfino entrambi. Una coppia che non sappia fare questo, quando nascerà il primo figlio probabilmente si troverà in grandi guai …

    Difficoltà tipiche. Un partner o entrambi i partner possono avere una visione eccessivamente romantica della coppia e non accettare che vi possano essere conflitti tra i partner. I conflitti vengono minimizzati o negati, per poi esplodere tutti insieme …
    O al contrario, un partner o entrambi i partner possono essere eccessivamente aggressivi e dominanti, scatenando un conflitto violento ogni volta che nella coppia vi sia una diversità di opinioni.
     
  4. Definire i confini della coppia. La nuova coppia ha bisogno di “segnare il proprio territorio” rispetto alle famiglie d’origine e al contesto sociale (amici, parenti, etc.) in modo che venga riconosciuta e rispettata.

    Difficoltà tipiche. Un partner o entrambi i partner possono essere troppo dipendenti dai propri genitori al punto di non riuscire a dire loro di no. Questo avviene di solito quando il figlio (o la figlia) è estremamente influenzato dall’approvazione dei propri genitori. Se questo è il caso, la coppia non avrà una sufficiente indipendenza dalle famiglie d’origine per stabilire da sé le proprie regole e priorità.
    Quando un partner (o entrambi) è eccessivamente dipendente dai propri genitori, potrebbe essere tentato di allontanarsene bruscamente senza affrontare direttamente il problema. In questo caso si parla di “taglio emotivo” dalla famiglia d’origine che, lungi dal rappresentare una soluzione funzionale, rappresenta invece una condizione di dipendenza (fisica o emotiva o mentale) talmente profonda da non poter essere affrontata. Ma attenzione: i problemi non affrontati in una fase del ciclo di vita della famiglia, molto probabilmente si ripresenteranno (ingigantiti) in una fase seguente provocando disagi di vario genere.
     
  5. Costruire un legame con la famiglia d’origine del partner. Ciascun partner ha bisogno di stabilire una relazione con i familiari del proprio partner.

    Difficoltà tipiche. Può capitare che un partner (o entrambi) sia eccessivamente geloso della vita precedente del proprio partner e – consapevolmente o inconsapevolmente – operi per allontanare la propria coppia dai familiari del partner.
    Oppure si può essere tentati di creare lontananza dalla famiglia d’origine del partner a causa della propria bassa autostima personale. Ad esempio, si può temere di non piacere e di non essere accettati dai familiari del proprio partner e così si cerca (e si trova) ogni scusa per non entrarvi in relazione.
     
  6. Costruire un legame tra le famiglie d’origine. I familiari dei partner hanno bisogno di conoscersi tra loro e, in una qualche misura, di accettarsi. Eventuali conflitti irrisolti rappresenteranno una difficoltà sempre presente nella vita della neo-famiglia, e devono essere ricomposti il prima possibile.

    Difficoltà tipiche. Talvolta i familiari dei partner – i Capuleti e i Montecchi – a causa di pregiudizi culturali e rigidità personali preferiscono anteporre i propri disaccordi alla felicità della neo-coppia.
     
  7. Condividere i propri amici e conoscenti. In una qualche misura i partner devono far conoscere al proprio partner i propri amici e i propri conoscenti, ameno quelli che si frequentano maggiormente. Non significa naturalmente che ogni amico di un partner diventerà immediatamente anche amico dell’altro partner, significa creare una rete sociale condivisa.

    Difficoltà tipiche. I partner potrebbero essere tentati di tener celate al proprio partner alcune persone che, a causa di gelosie e insicurezze personali, potrebbero destabilizzare la coppia.
 
 2. La famiglia con i bambini piccoli
L’attesa e la nascita dei figli sono momenti di grande gioia che uniscono i partner in una coppia ancora più stabile.
 
La nascita dei figli rappresenta una nuova fase del ciclo di vita della famiglia e la coppia dei neo-genitori deve adattarsi ai nuovi compiti ristrutturandosi radicalmente. Talvolta la nascita dei figli, specie del primo figlio, rappresenta un vero e proprio momento critico. Innanzi tutto, con la nascita del primo figlio, tutti i membri familiari fanno un salto generazionale: i partner diventano genitori, i genitori dei partner diventano nonni, i fratelli dei genitori diventano zii, etc. Ognuno è costretto a fare i conti con il nuovo ruolo e a darsi delle risposte alla domanda: “Come cambia per me la mia vita ora che sono genitore/nonno/zio?”.
 
Per i genitori in particolare la nascita del primo figlio rappresenta una vera e propria rivoluzione in termini di ruoli. Da figli diventano (anche) genitori e, da questo momento in poi, sono tenuti ad assumere l’autorevolezza e le responsabilità che il nuovo ruolo comporta.
 
 I compiti e le difficoltà di questa fase sono:
  1. Costruire l’identità della “famiglia con figli”. I partner devono ridefinire la sottocoltura familiare da coppia a famiglia con un bambino piccolo. A questo scopo hanno bisogno di individuare i valori e gli obiettivi non più come farebbe una coppia di adulti, ma come una famiglia con un bambino piccolo: cambiano molte priorità e i partner devono tenerne conto per riscrivere la loro storia della “famiglia che siamo”.

    Difficoltà tipiche. Talvolta un partner (ma anche entrambi) fa fatica a partecipare alla riscrittura della cultura della “famiglia che siamo” perché ha difficoltà ad accettare il proprio ruolo di genitore. In genere questo avviene quando la persona ha ancora dei “nodi irrisolti” relativamente alla propria storia di figlio: non ha ancora chiuso i conti con i propri genitori e fa fatica ad assumersi a propria volta il ruolo di genitore.
    Altre volte, la persona potrebbe essere divenuta genitore senza volerlo (ad esempio a causa di un difetto nel sistema anticoncezionale).
    In ogni caso, queste difficoltà devono poter essere affrontate e risolte per permettere alla famiglia di costruirsi una propria identità di “famiglia con figli” e continuare la propria evoluzione.
     
  2. Ristrutturazione della relazione di coppia. Ora che c’è un bambino appena nato anche la relazione di coppia cambia. Le cure da rivolgere al bambino sono tante e ci sono mento tempo e energie da investire nella coppia.

    Difficoltà tipiche. Un partner, tipicamente il neo-papà, può sentirsi trascurato dall’altro partner e agire in modi poco funzionali, ad esempio attaccando, biasimando o ritirandosi nell’isolamento.
     
  3. Stabilire i confini della famiglia. I partner hanno da comunicare al mondo – mediante un rito formale o informalmente – che sono genitori, e quindi i responsabili principali della crescita e dell’educazione del bambino appena nato.

    Difficoltà tipiche. Le famiglie d’origine potrebbero voler interferire con le scelte dei neo-genitori rispetto al neonato.
    Oppure potrebbe avvenire che un partner, ancora molto dipendente dalla propria famiglia d’origine, ricerchi eccessivamente la presenza e il sostegno dei genitori, quasi volesse delegare a loro il ruolo di genitore del bambino (e in questo modo mantenere il proprio ruolo di eterno figlio).
 
3. La famiglia con i figli adolescenti
L'adolescenza è quel periodo di transizione tra l’infanzia e l’età adulta in cui si sperimentano grandi cambiamenti fisici, emotivi e mentali. Spesso questo periodo di trasformazione stimola nell’adolescente e nei suoi familiari instabilità, insicurezza personali e “disarmonie” relazionali.
 
Quando i figli entrano in epoca adolescenziale, i genitori si trovano di norma a vivere l’età “di mezzo” e, di conseguenza, le due generazioni si trovano a vivere aspetti esistenziali molto diversi.
 
Mentre i giovani sperimentano il fiorire del proprio sviluppo fisico, i “grandi” avvertono (o cominciano ad avvertire) il mitigarsi delle proprie forze fisiche.
 
Mentre gli adolescenti si trovano in una fase di progettazione della propria vita, i genitori si trovano in una fase di verifica dei progetti fatti.
 
Mentre i figli adolescenti crescono e acquisiscono autonomia, padri e madri sperimentano una perdita di potere come genitori.
 
Mentre l’adolescente deve fare i conti con ciò che sta avvenendo al suo corpo e alla sua psiche al fine di capire che tipo di persona è e vuole diventare, i genitori possono diventare invidiosi e assumere atteggiamenti adolescenziali e concorrenziali nei confronti dei figli (“Voglio fare ciò che non mi sono potuto permettere di fare durante l’adolescenza”).
 
La famiglia sperimenta sfide e compiti nuovi ai quali deve rispondere costruttivamente al fine di adattarsi alla nuova situazione.
 
Anche la coppia dei genitori può entrare in crisi in questo periodo, per cui ne deriva la necessità di intensificare la cura della propria relazione di coppia, salvaguardandone gli spazi di intimità.
 
I compiti e le difficoltà tipiche che la famiglia con i figli adolescenti incontra sono:
  1. L’adolescente ha bisogno di costruire la propria identità autonoma. In questa fase l’adolescente ha da rivedere i valori e le regole che gli sono stati insegnati durante l’infanzia e stabilire quali vuole mantenere e quali vuole cambiare. E’ anche l’epoca di definire quali sono le proprie specificità, i propri gusti, le proprie aspirazioni e di cominciare a progettare la propria vita in base alla propria identità.

    Difficoltà tipiche. Il compito di definire la propria identità è un compito arduo di per sé. E’ difficile capire qual è la propria vocazione, quali sono i propri valori in tema di amicizia, famiglia, impegno, etc. E’ un processo che richiede energia e tempo anche per l’adolescente nelle migliori condizioni di vita familiari, economiche e sociali. Coraggio!
    Talvolta può essere utile ricevere l’aiuto da parte di uno specialista preparato nell’arte di aiutare gli adolescenti ad individuarsi.
     
  2. La coppia dei genitori deve rinegoziare la relazione col figlio. I genitori devono – gradualmente – accompagnare l’adolescente verso la vita adulta e il mondo esterno. Il ruolo del genitore con i figli piccoli non è più funzionale né utile in questa fase. I genitori, nell’espletare il proprio ruolo normativo e affettivo, devono trovare la distanza ottimale col giovane, cosa che può variare con molta frequenza, anche quotidianamente. E’ richiesta molta flessibilità e capacità di vedere le cose in prospettiva (“Anche questo passerà”).

    Difficoltà tipiche. I genitori possono mantenersi rigidamente ancorati al vecchio modo di comportarsi, ossia al loro ruolo di genitori con i figli piccoli.
    Possono continuare a imporre rigidamente i propri valori e le proprie regole al ragazzo continuando a trattarlo come un “infante”.
    Altre volte i genitori, vedendo che i vecchi modi di fare non funzionano più, ma non sapendo che pesci prendere, abbandonano il campo, si disinteressano lasciando il giovane a se stesso. Il ragazzo, invece, ha più che mai bisogno di un confronto con il mondo adulto. Ha bisogno di sostegno da parte dei “grandi” per definirsi e procedere verso l’autonomia.
    Due difficoltà tipiche sono quindi lo stile eccessivamente dominante o lo stile eccessivamente lassista dei genitori. A volte questi stili si distribuiscono tra i genitori (un genitore fa l’autoritario e un genitore fa il lassista). Oppure i singoli genitori, confusi, alternano tra momenti di autoritarismo (“Si fa come dico io e basta”) e momenti di disimpegno (“Allora fai come ti pare”).
     
  3. I genitori devono elaborare la crisi di mezza età. I genitori devono  fare i conti e accettare il fatto che il proprio fisico si trovi sul tratto discendente della parabola della vita e che le loro possibilità di scelta si stiano gradualmente assottigliando.

    Difficoltà tipiche. I genitori possono “negare”, ossia chiudere gli occhi, di fronte a questi fatti e mettere in atto comportamenti poco funzionali, quali: uscire dalla coppia genitoriale e trovare un partner differente, iper-allenarsi per apparire più giovani, iper-lavorare, cadere in depressione … e in questo modo divenire meno presenti alle necessità dei figli adolescenti che, seppur diretti verso l’autonomia, hanno ancora molto bisogno dei propri genitori.
     
  4. Curare lo spazio di coppia. I partner cominciano ad essere meno impegnati dalle cure genitoriali e si ritrovano ad avere più tempo libero. La coppia si sta dirigendo verso le fasi successive, in cui i figli lasceranno la casa d’origine e i partner saranno anziani. Per meglio affrontare le fasi successive, i partner hanno bisogno di ristabilire la propria intimità di coppia.

    Difficoltà tipiche. I partner investono tutto il proprio tempo libero in attività al di fuori della coppia. Vi possono essere dei problemi relazionali pregressi, dei nodi irrisolti, del risentimento per questioni mai chiuse. Se tutto ciò non venisse affrontato i partner si potrebbero ritrovare ad essere sempre più “due estranei sotto lo stesso tetto”, o, se va bene, “come fratello e sorella”.
     
  5. Tornare ad occuparsi della famiglia d’origine. In questa fase i genitori dei partner  – ossia i nonni – hanno di norma raggiunto l’età anziana. I genitori con i figli adolescenti si trovano quindi nel mezzo tra due generazioni e a doversi prendere cura di entrambe: da una parte i figli adolescenti, dall’altra i propri genitori che stanno invecchiando.

    Difficoltà tipiche. Vi possono essere delle questioni irrisolte tra genitori e nonni. I nodi irrisolti non permettono un libero fluire delle cure tra le famiglie. Potrebbe esservi stato un “taglio emotivo”, ossia una rottura difficile da riparare. Oppure le difficoltà potrebbero dipendere dal fatto che i partner con i figli adolescenti non sono mai riusciti a staccarsi del tutto dai propri genitori e continuano a ricoprire più un ruolo da (eterni) figli che da adulti autonomi.
 
 4. La famiglia con i figli giovani adulti
Anche denominata la “famiglia trampolino di lancio”, è la fase in cui i figli adulti vanno gradualmente a vivere al di fuori della famiglia d’origine.
 
Nei paesi anglosassoni e dell’Europa del Nord, lo stato sostiene economicamente i giovani affinché possano rendersi indipendenti fornendo loro abitazioni a prezzi agevolati, prestiti per pagarsi gli studi, aiuti all’avviamento professionale e altri incentivi. E’ comprensibile come in questi paesi l’uscita dei figli dalla casa dei genitori avvenga di solito molti anni prima rispetto ai paesi in cui tali sostegni non esistono. Tutto ciò determina un “ritardo” , osservabile nei paesi del Sud-Europa, quali la Grecia, la Spagna e soprattutto l’Italia, dove tali incentivi economici praticamente non esistono e tipicamente i figli lasciano la casa dei genitori solo allorché abbiano completato gli studi, abbiano trovato lavoro e magari si siano anche sposati.
 
I dati statistici riflettono questa situazione: in Italia i giovani maschi escono di casa in media a 34 anni, le giovani femmine a 29 anni.
 
D’altra parte si sta assistendo in Italia ad un fenomeno culturale nuovo per cui i giovani fanno fatica a definire un proprio progetto di vita, non avendo chiari i propri valori e le proprie priorità. I giovani non sanno cosa vogliono fare “da grandi” e prendono tempo, mentre le famiglie d’origine non pongono una particolare enfasi all’uscita dalla casa dei genitori, non spingendo né mettendo loro fretta. Il risultato è che nei paesi del Sud-Europa molti giovani rimangono in famiglia più a lungo rispetto ai paesi del Nord Europa o a quanto avveniva in Italia 50 anni fa.
 
Quello che sembra essere nuovo è che la maggior parte dei giovani che rimangono in famiglia anche in età adulta sembra non manifestare un particolare disagio, dichiarando, ad esempio: “Sto bene in famiglia e contemporaneamente mantengo la mia autonomia”. In tal modo questi giovani adulti sembrano salvare capra e cavoli, ma la realtà dei fatti è che si trovano in una situazione di blocco evolutivo che coinvolge l’intera famiglia. Una situazione che noi psicologi chiamiamo “Stallo generazionale”.
 
I compiti e le difficoltà di questa fase sono:
  1. Uscita di casa dei giovani. I giovani adulti devono poter uscire di casa e perseguire il proprio progetto di vita basato sulla propria identità, le proprie specialità e i propri talenti.

    Difficoltà tipiche. Nella fase precedente (la famiglia con i figli adolescenti) il giovane può non aver completato il compito di costruire la propria identità.
    In estrema sintesi, i due più grandi ostacoli psicologici alla definizione della propria identità da parte dell’adolescente sono una famiglia troppo autoritaria, che non permette di mettere in discussione le regole e i valori familiari e quindi non permette al ragazzo di definire le proprie regole e i propri valori, o una famiglia troppo lassista, che lascia a se stesso l’adolescente mentre questi avrebbe bisogno di essere incoraggiato e stimolato a comprendere chi è e cosa vuole dalla vita.
    Alle difficoltà psicologiche, oggi in Italia si aggiungono le difficoltà economiche dell’intera nazione che penalizzano soprattutto i giovani adulti i quali, non riuscendo a realizzare una indipendenza economica, fanno fatica anche a sperimentare la propria indipendenza psicologica.
     
  2. I genitori hanno bisogno di reinvestire nella coppia. La casa si svuota e i partner si ritrovano insieme al di là del loro ruolo di genitori, che via via tende a scemare. La coppia ha bisogno di ritrovarsi, di coltivare nuovamente una dimensione di intimità emotiva (e fisica), di condividere nuovamente tempi e spazi.

    Difficoltà tipiche. I partner, assorbiti dal loro ruolo di genitori, si sono “persi” un po’, si sono allontanati emotivamente, non si aprono più l’un l’altra, ma hanno accettato/tollerato questo stato di cose per via dei figli. Questo è il momento in cui “i nodi vengono al pettine” e la coppia ha bisogno di capire e affrontare i motivi per cui i partner si sono allontanati. Fare questo è impegnativo e, spesso, doloroso e, di conseguenza, si tende a non farlo preferendo ancorarsi al precedente ruolo di genitore. In questo modo si rischia di spingere – non dichiaratamente – il “figlio a rimanere figlio” e a non uscire di casa, pur di non affrontare le difficoltà di coppia, rendendo ancora più difficile il compito del giovane adulto di iniziare a coltivare il proprio progetto di vita.
    Se la coppia non ce la fa da sé e la famiglia tende a bloccarsi in una situazione di stallo, una psicoterapia individuale o di coppia, volta a comprendere e a superare i motivi di allontanamento dei partner fra loro, potrebbe aiutare ad affrontare queste difficoltà.
     
  3. Aiutare i figli a uscire di casa. Il compito dei genitori è quello di favorire i figli a perseguire il proprio progetto di vita autonomo. Questo aiuto si esplica al livello materiale, ad esempio aiutando i figli economicamente nei propri progetti di realizzazione professionale o mantenendoli durante il periodo degli studi, e al livello psicologico, riconoscendo la condizione adulta e l’autorità dei figli. In altre parole, i figli hanno bisogno di essere riconosciuti nella loro capacità autonoma di dirigere la propria vita, di definire le proprie priorità, di scegliere i propri partner.

    Difficoltà tipiche. I genitori talvolta possono non aiutare (o addirittura ostacolare) i figli a svincolarsi da loro non riconoscendone il ruolo adulto. Dal punto di vista materiale, i genitori potrebbero non accordare validità ai progetti di vita dei figli e non finanziarli (anche se potrebbero), oppure potrebbero aiutare i propri figli in modo ambivalente (ad esempio: “ti finanzio gli studi solo se ti iscrivi a medicina”).
    I genitori potrebbero non riconoscere la capacità adulta dei propri figli di pensare, sentire e capire cosa è meglio per loro non accettandone le scelte. Un caso tipico di questa problematica ha luogo quando i genitori non accettano (anche per anni) i partner scelti dai figli.
     
  4. I figli hanno bisogno di realizzare la propria identità. Nella fase precedente i figli adolescenti avevano da definire la propria identità individuando le proprie aspirazioni e il proprio progetto di vita. In questa fase i figli, ormai adulti, hanno bisogno di tradurre concretamente in fatti e azioni il proprio progetto di vita, come ad esempio: investire nella propria formazione universitaria, trovare lavoro o intraprendere una propria attività imprenditoriale, instaurare relazioni di coppia significative, trasferirsi in luoghi ove si intende risiedere, etc.

    Difficoltà tipiche. Se i figli non hanno costruito la propria identità nella fase precedente, sono in questa fase confusi e non riescono a individuare un proprio progetto di vita. Possono procedere in modi contraddittori, scostanti o controproducenti. Talvolta addirittura possono arrendersi e “tirare i remi in barca”, smettendo anche solo di provare a realizzare le proprie aspettative. Se questo è il caso, può essere utile una psicoterapia per cogliere le proprie specificità e affrontare ciò che blocca nel perseguimento dei propri obiettivi.
     
  5. Occuparsi dei nonni che invecchiano. I genitori dei genitori, se ancora in vita, probabilmente sono anziani ed hanno bisogno di cure.

    Difficoltà tipiche. Come detto in precedenza, potrebbero esserci delle questioni irrisolte tra le generazioni che impediscano delle relazioni sane e rispettose.
    Una ulteriore difficoltà potrebbe consistere nella famosa “crisi di mezza età” sperimentata dai genitori che, vedendosi a propria volta invecchiare e negando questo aspetto di sé, potrebbero mettere in atto comportamenti adolescenziali e occuparsi più di sé che degli altri. D’altra parte la generazione di mezzo (i genitori dei giovani adulti) si trova a doversi occupare della generazione al di sotto (i propri figli) e della generazione al di sopra (i nonni): non è una situazione semplice né riposante!
 
5. La famiglia con i genitori anziani
Anche detta la “fase del nido vuoto”. I figli sono andati via di casa e probabilmente hanno costituito a propria volta delle famiglie. Nascono i nipoti e i genitori – divenuti nonni – vivono di norma a casa per conto proprio. Spesso questa fase è accompagnata dal pensionamento, dall’invecchiamento, dalla debolezza fisica e dalle malattie.
 
La terza età richiede molto coraggio per affrontare queste sfide e cambiamenti, e può essere un periodo di vita di grandi soddisfazioni per la persona anziana che, seppur indebolita fisicamente, è ricca della saggezza di una vita e può raccogliere e godere dei risultati positivi delle proprie azioni.
 
Oggi, nel mondo Occidentale, si sta assistendo ad nuovo fenomeno per la specie umana: per la prima volta una grande parte della popolazione raggiunge la terza età. Diversamente, nella storia dell’uomo la maggioranza degli esseri umani non ha avuto la possibilità di vivere gli anni della vecchiaia. Oggi invece questa condizione è ampiamente diffusa, cosicché gli anziani stanno diventando estremamente numerosi nelle nazioni del primo mondo, fino al punto di diventare la maggioranza della popolazione.
 
Nel 1994 in Italia è avvenuta un’epocale inversione di tendenza:  in quell’anno gli individui sotto i 15 anni erano il 14% della popolazione, gli individui al di sopra dei 65 anni erano il 16%.
 
La donna, avendo rispetto all’uomo una aspettativa di vita più lunga e sposandosi tendenzialmente con partner più anziani, ha maggiori probabilità rispetto all’uomo di sopravvivere al proprio partner, anche per molti anni e di vivere, quindi, gli ultimi anni della propria vita da sola. Nonostante questa differenza tra i generi e a causa dell’aumento della popolazione anziana, oggi le coppie di anziani in Italia sono moltissime e in progressivo aumento.
 
I compiti e le difficoltà di questa fase sono:
  1. Investire nella coppia anziana. Viste le notevoli sfide di questa fase – il “nido vuoto”, il pensionamento, il decadimento fisico – la coppia assume sempre più il ruolo di risorsa fondamentale su cui i partner possono contare. In questa fase i partner hanno bisogno di ritrovarsi ancora più uniti.

    Difficoltà tipiche. Se la coppia non è riuscita a realizzare nelle fasi precedenti un buon livello di intimità e di solidarietà, in questa fase i partner potrebbero non sentirsi accolti e amati dall’altro nei momenti di difficoltà. Ma non tutto è perduto, in questa fase la coppia può cercare di ritrovarsi, se lo desidera e lo sceglie. I partner, grazie anche alla maggiore disponibilità di tempo, possono decidere di riavvicinarsi. Naturalmente questo è più facile per le coppie dei “giovani anziani” (65-75 anni) rispetto alle coppie dei “grandi anziani” (oltre i 75 anni).
     
  2. Ridefinire le identità dei partner anziani. Il pensionamento e l’indipendenza dei figli lasciano ai due partner una grande quantità di tempo libero. Le persone hanno l’occasione – e la necessità – di riscoprire vecchi interessi o di costruirne di nuovi in modo da definire come struttureranno il tempo delle loro giornate. Hanno bisogno di capire chi sono, quali sono le proprie priorità e cosa vogliono ancora dalla vita.

    Difficoltà tipiche. La perdita della attività lavorativa e del ruolo genitoriale, al di là degli aspetti materiali, si accompagnano ad una generale perdita di riconoscimento sociale. Se fino a qualche tempo prima si era un lavoratore e/o un genitore, ora la società smette di riconoscere nelle persone anziane questi ruoli sociali. Talvolta ciò si accompagna a sentimenti di vuoto e di mancanza di senso e di importanza personale. Occorre affrontare questa condizione di crisi interiore, anziché negarla, per poter raccogliere i frutti di una vita e godere della terza età.
     
  3. Costituire un rapporto paritario tra nonni e figli adulti. Spesso in questa fase nascono (e crescono) i nipoti. La vecchia generazione – i nonni – e la generazione intermedia – i figli adulti che ora hanno a propria volta messo al mondo dei figli – sviluppano un rapporto paritario Adulto-Adulto in cui condividere il fatto di essere tutti dei genitori. In tal modo le due generazione adulte si scambiano reciprocamente sostegno e cure.

    Difficoltà tipiche. Talvolta possono esservi dei “conti in sospeso”  tra nonni e neo-genitori che derivano dal fatto che i compiti evolutivi delle fasi precedenti non sono stati soddisfatti. Ad esempio i nonni possono non aver riconosciuto il ruolo Adulto dei propri figli nella fase precedente e non aver incoraggiato il loro definirsi come individui e la loro necessità di uscire di casa. E contemporaneamente i neo-genitori possono non essere riusciti a diventare interiormente indipendenti dai propri genitori e sentirli ancora come molto influenzanti il proprio mondo interiore. Per il bene di tutti, nipoti compresi, occorre affrontare queste questioni irrisolte.
     
  4. Stabilire una relazione tra nonni e nipoti. Nonni e nipoti hanno bisogno di conoscersi, di incontrarsi con regolarità e di stabilire una relazione affettiva. I nipoti hanno bisogno di un rapporto con i nonni per sviluppare un senso di continuità con la propria famiglia, un senso di appartenenza a un gruppo familiare più ampio del nucleo familiare di origine, che abbia una propria storia e una propria cultura. Da parte loro i nonni hanno bisogno di avere un rapporto stabile con i nipoti per alimentare il proprio senso di vitalità. Affinché nonni e nipoti abbiano una armonica relazione, l’intero sistema familiare ha bisogno di definire il ruolo dei nonni in termini di tempi, obblighi e ruoli (ad esempio: fin dove i nonni hanno un ruolo normativo rispetto ai nipoti?).

    Difficoltà tipiche. Possono esservi dei “nodi irrisolti” tra nonni e neo-genitori che possono ostacolare la frequentazione tra nonni e nipoti oppure, al contrario, i nonni possono essere fin troppo presenti e sostituirsi ai genitori nelle loro funzioni affettive e di guida.
    Talvolta le difficoltà possono essere di ordine pratico, come quando nonni e nipoti vivono in zone geografiche lontane. Anche in questi casi è opportuno cercare di affrontare l’inconveniente della lontananza programmando delle visite periodiche.
     
  5. Elaborare il lutto per la malattia e la morte. La coppia anziana probabilmente comincia a sperimentare in modo sempre più presente malattie più o meno gravi.
    Quando un partner anziano muore, l’altro si trova a dover fare i conti con la perdita della persona cara con cui ha condiviso decenni di vita. Oltre al partner, tutta la famiglia allargata ha bisogno di elaborare il lutto per la scomparsa della persona. L’elaborazione del lutto richiede tempo e la disponibilità ad essere aperti ai propri sentimenti dolorosi. Al termine dell’elaborazione del lutto i familiari tipicamente continuano a sentire la mancanza della persona scomparsa, ma non sono più travolti dal dolore della perdita.

    Difficoltà tipiche. Il partner sopravvissuto talvolta non ha le energie per attraversare il processo di elaborazione del lutto. In questo caso la rete sociale del partner sopravvissuto assume un ruolo fondamentale: i figli, i nipoti, gli amici e gli altri parenti diventano importantissimi nel motivare e accompagnare la persona nel dolore e nel processo di dare senso alla vita. Il processo di elaborazione può richiedere anche alcuni anni.
    Il coniuge che, dopo la scomparsa del partner non riesca a elaborarne il lutto, può ammalarsi e seguirlo nella morte.
 
Evoluzione e blocchi evolutivi
Come abbiamo visto, la famiglia si sviluppa secondo un ciclo evolutivo composto da fasi tipiche e prevedibili.
 
Se la famiglia riesce a soddisfare i compiti evolutivi delle varie fasi, cresce e si perpetua superando armoniosamente i momenti critici.
 
Superare la crisi in armonia: potrebbe sembrare una contraddizione inserire nella stessa frase i termini “armonia” e “crisi”, per cui vorrei ricordare che la parola “crisi” nella lingua cinese significa sia “pericolo” sia “opportunità”. In questo senso-doppio, la crisi che si determina ad ogni nuova fase del ciclo di vita della famiglia rappresenta un momento delicato di potenziale pericolo che richiede grandi attenzione e impegno per fare in modo che il nuovo non diventi un problema insormontabile, ma che si trasformi in una opportunità di crescita.
 
Se la famiglia non riesce a superare la crisi in modo armonioso, se non riesce a adempiere ai compiti propri di una nuova fase del ciclo di vita, si blocca e, in genere, sviluppa alcuni sintomi psicologici a carico di uno o più membri della famiglia.
 
Per “sbloccare” la famiglia occorre l’intenzione di farlo, tanta energia, la disponibilità a mettersi in discussione e cambiare.
 
Talvolta per aiutare la famiglia a sbloccarsi può essere d’aiuto l’intervento di uno specialista esterno e, se questo accade, rivolgersi ad un professionista della salute mentale non rappresenta un motivo di vergogna quanto piuttosto un segno di consapevolezza e di intelligenza.


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